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Milan, l'analisi e i colpevoli di una crisi profonda

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Dopo la trasferta di Empoli anche la semifinale di Tim Cup ha confermato che il Milan ha bisogno di una scossa in campo e dal mercato. Purtroppo la società Milan (intesa come Galliani che segue le direttive di Berlusconi) non sembra voler aiutare una squadra costruita male e che, se possibile, gioca anche peggio. 

 Il problema va diviso in due parti che si intersecano in alcuni punti e si discostano in altri:

La squadra è costruita male e la colpa è dell'AD che, negli anni, ha acquistato calciatori che non hanno mai saputo dare un reale contributo alla causa rossonera. Il problema degli acquisti scontati sia sotto l'aspetto economico sia sotto quello della fantasia hanno fatto si che il Milan si ritrovi in squadra calciatori che avevano già chiuso la loro storia in rossonero (vedi Balotelli e Boateng) o atleti provenienti sempre dalle stesse squadre e/o procuratori. È innegabile che la maggior parte degli affari di calciomercato il Milan li abbia fatti con il Genoa e non sarebbe un aspetto del tutto negativo se non fosse che, negli ultimi anni, i rossoneri hanno costruito la squadra acquistando calciatori provenienti dal club di Preziosi. Ovviamente non è un male avere un rapporto di stretta collaborazione con un team di fascia medio alta, la Juventus è l'esempio di come una sinergia ben studiata e organizzata, come quella che lega i bianconeri al Sassuolo, possa portare degli ottimi risultati. Facendo crescere giovani talenti che possono essere valutati e all'occorrenza riacquistati. 
Discorso simile ma comunque diverso per quanto riguarda i procuratori, il primo nome che viene in mente al tifoso rossonero è quello di Raiola. Il buon Mino (e non è il solo procuratore al quale si affidano i rossoneri) è tra i collaboratori più fidati di Galliani. Il problema è che Raiola viene "in soccorso" del Milan quando fa comodo a lui: Pogba non veste la maglia rossonera così come, in estate, Ibrahimovic non è ritornato al Milan. Allo stesso modo Balotelli, che non avrebbe trovato una squadra, oggi gioca nel Milan e se dovesse ritrovarsi i rossoneri ci guadagnerebbero poco o niente e lo stesso Rodrigo Ely ha firmato ad inizio anno un bel rinnovo di contratto con il rossoneri.

La squadra, intesa come coloro che scendono in campo, è uno strazio per i tifosi rossoneri e ormai, anche i più ottimisti, hanno dovuto cedere di fronte all'evidenza. Non esiste un gioco e la colpa è in parte di Mihajlovic, non perchè il serbo non abbia provato a dare un gioco e un'identità a questa squadra ma perchè nella sua idea di calcio c'è una squadra compatta che gioca a due tocchi e ribalta velocemente l'azione. I calciatori rossoneri non sono stati in grado di seguire le direttive del tecnico ma la realtà è che nessun allenatore al mondo potrebbe migliorare questa squadra, non funzionerebbe il Tiki Taka di Guardiola e nemmeno il gioco meno spettacolare ma più pratico di Mourinho che fa della motivazione del gruppo il suo forte. Il nocciolo della questione è di facile individuazione: i calciatori che compongono la rosa rossonera non sono all'altezza, non hanno una mentalità vincente, non hanno quella voglia necessaria per sopperire alle enormi mancanze tecniche che li caratterizzano ma soprattutto non hanno un pizzico di "intelligenza calcistica". Ovviamente qualcuno si salva ma, purtroppo, chi prova a cambiare le cose in campo tentando di fare una giocata improvvisa o un movimento particolare è spesso costretto ad adeguarsi al non gioco dei suoi compagni. L'emblema di questo atteggiamento è Montolivo: quando la palla è in possesso dei difensori, lui che è il centrocampista che dovrebbe farsi vedere, prender palla e costruire gioco indica semplicemente la porta avversaria facendo capire al compagno di turno che la palla deve essere buttata in avanti. Allo stesso modo quando i suoi compagni più avanzati hanno la palla il braccio del capitano indica le rotrovie rossonere. Accade solitamente che la palla finisce al portiere e, dopo il suo rinvio, viene riconquistata dagli avversari. Riassumendo potremmo dire che il problema della squadra sono i calciatori che la compongono e i nuovi acquisti, forti o scarsi che siano, invece di portare qualcosa di nuovo si uniformano e si adeguano alla pochezza che contraddistingue la rosa.

Vogliamo dare il beneficio del dubbio alla società che in estate potrebbe aver pensato che acquistare 3-4 calciatori di ottimo livello avrebbe migliorato la squadra e, di conseguenza, il rendimento di chi negli ultimi anni ha dimostrato oggettivamente di non essere all'altezza di vestire la maglia rossonera. Ora abbiamo capito che l'unica soluzione è ripartire da zero ma nel vero senso della parola. Vendere 7-8 calciatori (se possibile anche di più) e acquistarne altrettanti sarebbe l'unica soluzione. Qui però sorge il problema più grande di tutti e si devono fare i conti con la cruda realtà: quei calciatori che dovrebbero lasciare il Milan hanno sottoscritto dei contratti importanti e giustamente vogliono ricevere ogni centesimo di quanto pattuito. La colpa è di chi ha proposto quegli stipendi a calciatori che non meritavano una considerazione tale in termini economici.

Quali sono i possibili scenari? Il primo è ammettere di aver sbagliato totalmente la gestione degli ultimi quattro anni e acquistare calciatori nuovi anche se quelli già presenti in rosa non dovessero andar via, pagare quanto concordato e provare a ritornare in alto cercando di rientrare in Europa aspettando che, nel tempo, la situazione migliori. Il secondo scenario, quello horror oltre che più realistico, è continuare ad acquistare giocatori a prezzo di saldo, che non portano nulla alla squadra che appesantiscono il monte ingaggi e che puntualmente per 3-4 anni rappresenteranno un peso per il Milan. Purtroppo la società è convinta che questa squadra sia competitiva e che avere un monte ingaggi tra i più alti del campionato significhi automaticamente che i rossoneri arriveranno nelle prime posizioni. Tutti sappiamo che non è così ma chi sembra non capirlo è chi da ormai trent'anni vive nel mondo del calcio. Non tutto è perduto e con un po' di determinazione e fantasia molte cose potrebbero cambiare. Purtroppo gli unici che non vogliono rimboccarsi le maniche e migliorare la situazione sono coloro che hanno l'opportunità di farlo.

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